La vittima è ingoiata dalla terra, la violenza che l’ha distrutta rimane sopra, la terra non si lamenta
A.Saint Exupery
Una definizione di vittimologia. La vittimologia studia la sfera bio-psico-sociale della vittima, ma non solamente: essa studia il rapporto che la vittima ha avuto con il proprio aggressore (quindi anche il suo ruolo agito all’interno di quella particolare circostanza), studia il contesto ambientale (fisico e psicologico) di quello che è la realtà, la fenomenologia della vittima entro il quale è stata compiuta un’azione criminale e, nel caso di vittima sopravvissuta, studia le conseguenze fisiche (danni biologici), psicologiche (traumi a breve-medio-lungo termine), e sociali (reazioni del gruppo primario, come la famiglia, del gruppo secondario, come ad esempio gli amici, e delle agenzie di controllo, come le forze di polizia o i tribunali).
Gli scopi della vittimologia. La vittimologia nasce come scienza autonoma all’interno di quello che può essere l’ambito della criminologia in generale: fino agli anni ’50 la criminologia aveva considerato la vittima, ma in modo marginale ovvero in funzione dello studio del criminale; solo dagli anni ’50 la vittimologia ha raggiunto una sua autonomia.
Gli scopi della vittimologia sono quelli diagnostici (lo studio della vittima può essere importante per la diagnosi della situazione e delle problematiche che emergono), preventivi rispetto al reato e riparativi perché si prende in considerazione la parte lesa in modo riparativo.
Questo cambiamento negli anni ’50 è avvenuto perché con la nascita della criminologia, quindi il centrare lo studio del fenomeno sull’autore di reato e sulle sue motivazioni, si era un po’ trascurata quella che in passato era vissuta come riparazione oppure come vendetta (nel codice arabo la pena di morte può essere sospesa dalla grazia dei familiari della persona o delle persone uccise; negli Stati Uniti possono partecipare all’esecuzione i familiari).
Per quanto riguarda la storia attuale, solamente nel 1985 a livello internazionale si è affrontato il problema della vittima con la dichiarazione dell’ONU sui diritti della vittima. Prima tali diritti potevano essere sottointesi perché la vittima era comunque tutelata dalla giustizia, che difendeva la vittima andando a colpire il reato, però di fatto la vittima non veniva considerata e il tutto era imperniato su un discorso repressivo e sempre incentrato sul reo.
La relazione vittima-criminale. Gli studi interpersonali delle relazioni che si instaurano fra la vittima e il criminale possono dare notevoli apporti ai fini diagnostici al processo per esaminare la relazione vittima-criminale.
Gli autori che hanno dato inizio allo studio della vittimologia considerano importante capire la relazione vittima-criminale, oltre che conoscere quelle che possono essere le motivazioni, le caratteristiche e la fenomenologia del criminale.
Le vittime “privilegiate”. Ci sono vittime privilegiate, che sono quelle selezionate tra i più deboli e gli emarginati, le donne, i bambini e gli anziani (Gulotta 1981). (1)
Però le vittime possono essere molte: per esempio, la vittima può essere una persona che ha qualcosa che il reo intende rubare quindi può essere la persona che ha del denaro oppure la persona da truffare. Spesso diversi fattori di debolezza si sommano come nei confronti dell’anziano vittima delle truffe, fenomeno attualmente molto praticato nelle nostre città. Alcune debolezze in questi casi si sommano: il fatto di avere soldi in casa, la condizione di anziano, che si può riuscire ad influenzare o, comunque, non è aggiornato e non è pronto nelle sue reazioni rispetto magari a una richiesta di controllo sulle fughe di gas. In questo campo la criminalità ha organizzato vere e proprie associazioni a delinquere specializzate.
Dai dati di uno studio condotto a Milano nel 2003, su più di duemila anziani che frequentavano un centro ricreativo per anziani (quindi una popolazione socializzata, non chiusa in casa) emerge che l’anziano truffato è soprattutto la persona sopra gli 85 anni, che risulta più debole, a livello mentale, nelle capacità di reazione. Il numero delle truffe nelle quali cadono vittime gli anziani è impressionante: si parla di quattrocento truffe all’anno a Milano, ma probabilmente il numero reale è molto superiore (Codini 2004) (2)
Non si parla delle vittime. Non si parla delle vittime se non al momento della conoscenza del fatto, ma l’orrore scompare presto: subito ci si concentra sull’autore del delitto piuttosto che su chi l’ha subito anche perché il reo è colui che deve essere fermato e sul quale deve intervenire la giustizia. In questa maniera si soddisfa la nostra privata e inespressa ferocia (Gulotta 1981) (3), questa vendetta che forse non è mai stata annullata del tutto, “la legge del taglione”.
La vittima. “La vittima è ingoiata dalla terra, la violenza che l’ha distrutta rimane sopra, la terra non si lamenta”. (4)
La vittima è ingoiata dalla terra anche in senso reale se muore; la vittima viene dimenticata nel corso di tutto quello che è il lungo processo di giustizia (purtroppo attualmente il processo di giustizia è lunghissimo: è recente un caso eclatante di una donna di 95 anni alla quale hanno fissato un’udienza nel 2014 quando avrà 103 anni!).
La visione tradizionale della vittima. “L’offeso non pone alcun problema: basta seppellirlo” (5) questa era la visione tradizionale fino agli anni ’50 per quanto riguarda un certo tipo di cultura (anglosassone e americana), mentre in Italia questa prospettiva si è mantenuta più a lungo (il primo libro sulla vittima fu scritto da Gulotta alla fine degli anni ’70).
Fino agli anni 50, quindi, la criminologia era criminal-centrica e, tra l’altro, c’erano e probabilmente ci sono tuttora dei malintesi e dei modi scorretti di interpretare l’analisi della vittima:
1. la vittimologia è una disciplina creata allo scopo essenziale di raffinare, perfezionare e aggravare le pene del reo. Molte critiche che sono state contrapposte alla vittimologia sostenevano la volontà di questa disciplina di enfatizzare il ruolo della vittima per tornare a un discorso di vendetta nei confronti del reo allontanandosi dal fine riparativo. Secondo alcuni, studiare la vittima o pensare dal punto di vista anche della vittima potrebbe essere pericoloso perché potrebbe indurci a non considerare le motivazioni del reo;
2. la vittimologia è una disciplina che si concreta nel trasferire la responsabilità del fatto dal reo alla vittima. Sostenere che la vittima ha giocato un ruolo attivo potrebbe significare che il reo non poteva fare altro;
3. la vittimologia è una disciplina per dare dignità scientifica alle lagnanze e alle querulomanie di persone che tendono ad associarsi sotto il vessillo dei crimini reali o presunti di cui avrebbero sofferto.
4. la vittimologia è l’equivalente scientifico del vittimismo.
Le tappe della vittimologia. La vittimologia come scienza nacque nel 1948 in seguito a un articolo di Hans Van Hentig (6) che fu il primo a condurre uno studio organico sul tema della vittima, ma fu solo nel 1956 che Mendelson coniò il termine vittimologia intesa come autonoma scienza della vittimalità (7) Questi sono stati i primi passi fondamentali, seguiti negli anni ’60 da numerosi studi condotti da ricercatori ebrei che analizzavano le violenze e i traumi provocati dal dramma dell’olocausto e grazie a studiosi dell’Irlanda del nord.
Fino all’inizio degli anni ’60, di fatto, la vittimologia non esisteva come scienza ovvero era una parte della criminologia, c’era solo un interesse per l’autore del crimine e, solo successivamente, per l’analisi dell’ambiente e dei rapporti autore-vittima-ambiente.
Il primo Simposio Internazionale ha avuto luogo a Gerusalemme nel 1973, seguito del Convegno Internazionale di Bellagio del 1975 e dal secondo Simposio Internazionale di Boston nel 1976. Da allora si sono susseguiti vari congressi internazionali durante i quali si è andata definendo (utilizzando conoscenze di psicologia, di medicina e di giurisprudenza) questa nuova scienza della vittimologia.
Von Hentig in “The criminal and his victim” ha presentato i concetti di:
criminale vittima: casi di persona prima vittima e poi delinquente; prima delinquente e poi vittima (il criminale assalta un negozio, il commerciante reagisce sparando e uccide il delinquente che diventa così vittima); a seconda delle circostanze oppure contemporaneamente, vittima e delinquente;
vittima latente: predisposizione a diventare vittima e ad attrarre il proprio aggressore (un portavalori, l’anziano che tiene i soldi in casa perché non si reca mai in banca...);
rapporto vittima-delinquente.
Mendelsohn (1965) ha introdotto il concetto di “colpa” da verificare nella vittima, cioè quanta responsabilità attribuire alla vittima per l’accadimento dell’evento deviante (attenzione a non cadere nel malinteso di giustificare il criminale a favore della vittima, ovvero la colpa è anche della vittima) (8)
vittima “del tutto innocente”: la vittima che passa per strada e alla quale sparano dalla finestra;
vittima “con colpa lieve” e vittima “per ignoranza”: il passeggero che a bordo di un’auto distrae il guidatore e, causando una sbandata del veicolo, rimane ferito o ucciso;
vittima “colpevole quanto il delinquente” e vittima “volontaria”: il suicidio nella roulette russa, il suicidio per adesione o in coppia;
vittima “maggiormente colpevole del delinquente”: come nel caso della vittima provocatrice e della vittima imprudente;
vittima “con altissimo grado di colpa” e vittima “come unica colpevole”: ad esempio, il criminale che aggredisce una persona e viene da questa ucciso per legittima difesa.
Sparks (1982) ha esposto come un soggetto può contribuire alla propria vittimizzazione (9)
- precipitazione: il comportamento della vittima può far precipitare l’evento (ad esempio, la provocazione fisica o verbale);
- facilitazione: la vittima, in maniera conscia o inconscia, si trova in contesti a rischio (ad esempio, una persona che attraversa di notte un quartiere particolarmente malfamato della città);
- vulnerabilità: la vittima è in pericolo per una sua particolare condotta o posizione sociale (ad esempio, una persona che viene mobbizzata sul posto di lavoro in quanto dipendente non gradito);
- opportunità: la vittima è in possesso di qualcosa che potrebbe richiamare l’interesse del criminale (ad esempio, una persona anziana che si reca da sola a ritirare la pensione);
- attrattività: la vittima è in possesso di qualcosa che potrebbe richiamare l’interesse del criminale (ad esempio, un rappresentante di gioielli).
In Italia non sono molti gli autori che hanno lavorato o lavorano sul tema della vittima: Gulotta, Carrara, Bisi e pochi altri.
Le modalità di vittimizzazione. I sistemi attraverso cui un aggressore può sottomettere un’altra persona, ovvero i reati che riguardano la vittima, sono:
abuso fisico;
abuso sessuale;
abuso verbale;
abuso emotivo o psicologico, come la denigrazione;
abuso spirituale, come costringere una persona a tradire la propria religione;
abuso economico, come la truffa e il furto;
abuso sociale, come gli scherzi esagerati (nonnismo militare), le critiche eccessive e continuate (mobbing), le accuse false e il controllo dei movimenti.
Sono presenti in questo elenco molte situazioni che fino a poco tempo fa non erano neanche considerate vittimizzazioni o reati: per esempio, il nonnismo militare ha causato numerosi morti sia come vittime di scherzi sia come suicidi, tanto che Spadolini negli anni ’80 quando era Ministro della difesa aveva creato nelle Forze Armate l’ufficiale consigliere, una figura particolare dedicata a poter aiutare i militari nelle loro problematiche, questa iniziativa però è risultata poco efficace in quanto sempre legata alla gerarchia militare.
La definizione più attuale di vittimologia. La vittimologia è la scienza che studia la personalità della vittima, le sue caratteristiche fisiche, psicologiche, morali, sociali e culturali in funzione di una maggiore conoscenza della relazione vittima-reo per poter esercitare soprattutto un’attività preventiva ma anche, eventualmente, un’attività d’intervento in seguito alla commissione di reati.
La classificazione delle vittime. La classificazione classica delle vittime comprende:
• vittime passive, ovvero le vittime accidentali, professionali (per esempio, i tassisti che lavorano di notte), simboliche (per esempio, la suora uccisa a Chiavenna) e trasversali (per esempio, il familiare di un boss della mafia);
• vittime attive, ovvero le vittime aggressive (per esempio, il bandito ferito o ucciso dal commerciante che si difende), provocatrici, favorenti, disonoranti (per esempio, la moglie che tradisce il marito oppure la ragazza lapidata in Afghanistan dalla sua famiglia che si riteneva disonorata dal rifiuto della donna di tornare dal marito che le era stato scelto) e consenziente (per esempio, l’eutanasia attiva).
La vittima e la giustizia. Il discorso della vittima è legato anche alle valutazioni giuridiche. Molto spesso la vittima non ha diritti se non si rivolge a un avvocato poiché lo Stato italiano non assegna un difensore alle vittime, come invece avviene in altri Paesi.
Uno dei diritti delle vittime che l’ONU ha sancito consiste proprio nell’assegnazione di una tutela legale.
Le predisposizioni vittimologiche. In questo ambito occorre fare attenzione a non cadere nell’equivoco che la vittima, come la donna che attraversa di notte una strada buia e viene violentata, “se l’è andata a cercare”: il reato non è assolutamente giustificato.
Esistono sicuramente, però, predisposizioni vittimologiche congenite o acquisite (stabili, temporali o occasionali), consce o inconsce (ad esempio, persone che diventano vittime per appagare i loro desideri masochistici più o meno consci).
I fattori che possono determinare predisposizioni vittimogene sono di natura:
- fisica (l’età, il sesso...);
- psichica (l’insufficienza mentale può presupporre la facilità a essere truffati);
- psicopatologica (ipertimici, depressi, insicuri, fanatici, esplosivi, istrionici, abulici, drogati, psicotici sessuali);
- sociologica ambientale (strade male illuminate, fermate dell’autobus isolate, sottopassaggi poco frequentati...).
L’incontro della vittima e dell’autore del fatto criminoso. Molti casi di violenze sui bambini e sulle donne avvengono in famiglia, quindi l’incontro avviene all’interno di una relazione affettiva che si è instaurata negli anni. È da sottolineare, però, come negli ultimi anni Internet è all’origine di incontri pericolosi, incontri che possono sfociare in crimini.
Porsi dalla parte della vittima. Porsi dalla parte della vittima significa fare breccia attraverso secoli di accettazione e di rassegnazione. Le matrici di queste sono molto lontane: nella nostra cultura, per esempio, notevole peso ha avuto il Cristianesimo che ha beatificato la sofferenza. (Gulotta). In passato vigeva la legge del taglione e la vittima esigeva la sua vendetta; nei secoli la vittima è stata messa da parte, non è stata più considerata e, quindi, è stata due volte vittimizzata.
I tre modelli per limitare l’incidenza del crimine. Nel corso degli anni la criminologia ha individuato dei modelli che possono ridurre il numero di atti criminosi. Tali modelli sono stati sintetizzati da Gulotta in:
1. repressione o punizione, che presenta dei limiti in quanto per essere efficace la pena:
- non deve essere troppo severa, ma sufficiente contro il significato gratificante dell’azione;
- deve essere certa;
- deve essere contigua all’azione;
2. terapia, ovvero la cura del reo, che è limitata dal fatto che:
- si può curare una nevrosi ma non si può fare nulla davanti a scelte esistenziali determinate dall’appartenenza a una sottocultura o dall’anomia ovvero dalla carenza di norme sociali;
- vi è un’impreparazione del sistema terapeutico;
- alcuni criminali simulano “la fuga nella virtù”, una buona condotta per poter uscire;
3. prevenzione: certamente rendendo più giusta la società (per esempio, evitando sacche di povertà come le “favelas”) le vittime diminuiranno, ma non dobbiamo attenderci da interventi parziali dei risultati utili completi. La prevenzione deve avvenire, oltre che nei confronti del delinquente, attraverso un intervento sull’ambiente, sulla personalità della vittima e sulle situazioni perché solo tali misure possono efficacemente influenzare il tasso di criminalità e di vittimizzazione (10)
In questo ambito il ruolo della vittimologia è di inserirsi laddove emergono i limiti del sistema punitivo, terapeutico e preventivo. L’apporto della vittimologia alla lotta alla criminalità è quindi quello di conoscere il comportamento della vittima per combattere la criminalità anche in funzione della vittima.
Le caratteristiche della vittima. La probabilità di divenire vittima di un crimine non è ugualmente distribuita fra tutti gli individui in quanto esistono delle circostanze (l’età, il sesso...), proprie di alcuni soggetti, che favoriscono certi tipi di condotta criminale; tali circostanze costituiscono una sorta di predisposizione specifica nei confronti di determinati reati.
Le predisposizioni specifiche possono distinguersi in funzione:
dell’origine: - innate;
- acquisite;
della loro permanenza nel tempo:
- permanenti;
- temporanee;
- passeggere;
della loro natura:
- bio-fisiologiche: età, sesso, razza, stato fisico;
- sociali: professione o mestiere, situazione sociale, condizioni economiche e finanziarie, condizioni di vita, condotta generale dell’individuo;
- psicologiche: comportamenti sessuali, stati psicopatologici, tratti del carattere e della personalità.
Un altra vittima che non è mai stata molto considerata è il turista (predisposizione temporanea): molti turisti vengono derubati tanto che a Dublino, Amsterdam e in alcune altre città europee, è stato istituito un servizio di supporto al turista vittima della criminalità.
L’intervento sul comportamento della vittima. È importante intervenire sul comportamento della vittima: quando il ragazzino pensa che possedere un telefonino garantisce la sicurezza, bisogna dirgli che non è così e che avere un cellulare quando si cammina in una strada isolata e buia non tutela da possibili aggressioni.
L’orientamento preventivo. L’orientamento principale della vittimologia è quello preventivo, focalizzando il comportamento vittimogeno degli individui e le occasioni sociali e topiche che favoriscono il crimine, tendendo a responsabilizzare gli individui in modo che la loro negligenza non possa favorire la condotta criminale e che una loro maggiore attenzione possa scoraggiarla.
Si cercano di mettere in atto anche interventi pratici: in Inghilterra è stata organizzata dal Comune (non dai fabbricanti di porte) una campagna di promozione per l’installazione dell’occhio cieco nelle porte per poter vedere chi suona il campanello.
L’attività informativa. Esempio sulla sicurezza sul lavoro: risultati incoraggianti nel responsabilizzare i gruppi di persone organizzati sulla necessità di misure preventive.
Esempio della Svezia: aumento della sicurezza delle città con interventi urbanistici importanti per limitare le “zone d’ombra” individuate anche grazie alle “passeggiate” che gruppi di cittadini (bambini, anziani, portatori di handicap) organizzano periodicamente.
Il ruolo dello Stato. Il ruolo dello Stato e di chi programma a livello centrale è molto importante per affrontare, attraverso lo studio della vittima, difese adeguate che rendano oggettivamente meno pericoloso l’esercizio di particolari professioni (per esempio, gli operai in un cantiere), che garantiscano una migliore protezione per alcuni individui particolarmente esposti (per esempio, i portavalori) e che, comunque, siano rivolte a scoraggiare e prevenire il crimine (11)
Inoltre, lo Stato ha il compito di garantire la protezione di quelle categorie e di quei gruppi di vittime (ad esempio, gli anziani) che non sono in grado di autogestirsi come i supermercati, le banche, i gioiellieri...
Il problema del risarcimento del danno. Il risarcimento deve comprendere l’aspetto economico (non è solo un fatto economico, però è anche un fatto economico) e, se il reo non è in grado di provvedere, secondo l’ONU è compito dello Stato intervenire (l’Italia è molto indietro riguardo a questo aspetto).
Gli interventi pratici.
• fondi messi a disposizione dai Comuni e dallo Stato per risarcire le vittime (ci sono adesso per le vittime del terrorismo; la regione Lombardia ha assicurato i cittadini per i reati più gravi);
• creazione di centri di supporto della vittima che per ora in Italia (a differenza che nei Paesi del nord Europa) esistono solo per le donne maltrattate e i bambini;
• riparazione del danno non solo dal punto di vista economico, ma anche emotivo.
Le iniziative attivate in USA a altri Paesi. Tali iniziative sono state citate da Gulotta già nel 1981 (12)
assumersi immediata cura della vittima sulla scena del crimine (molte volte viene lasciata sola per ore in pronto soccorso senza che nessuno si accorga della sua presenza);
trasportare la vittima al servizio sanitario e sociale per la tutela della stessa;
provvedere a una compagnia della vittima che dopo il crimine è rimasta sola;
proteggere la vittima da inutili intrusioni mediche, della polizia o della stampa (tutela della la privacy);
ricercare i testimoni del fatto e aiutarli a compiere il loro dovere;
consigliare la vittima e i suoi familiari per l’ottenimento del risarcimento e della riparazione;
offrire denaro per superare le prime difficoltà (ad esempio, il turista derubato);
offrire un ricovero a chi sia rimasto senza casa (ad esempio, alle vittime di aggressioni sessuali incestuose, a donne e a bambini maltrattati);
assistere la famiglia in attività successive al delitto (ad esempio, il funerale);
fungere da intermediario tra il reo e la vittima per favorire il risarcimento del danno e le attività riparative (la mediazione, che è importante anche se non è la soluzione della vittimologia come invece qualcuno sostiene);
attivarsi presso le società di assicurazioni;
incoraggiare la vittima a denunciare il fatto;
proteggere la vittima da eventuali minacce successive al fatto criminoso;
tenere la vittima aggiornata sugli sviluppi della procedura giudiziaria;
offrire un contributo terapeutico diretto o indiretto sia sul piano medico che su quello psicologico;
mantenere e gestire luoghi nel Palazzo di giustizia nei quali i testimoni e le vittime abbiamo assistenza nella fase che precede e che segue le deposizioni;
promuovere iniziative per l’apertura di centri a tutela della vittima;
offrire a dati allo scopo di pianificare la prevenzione dei delitti;
organizzare seminari sulla vittimologia presso le autorità competenti per sensibilizzarne il personale.
Le iniziative concrete. (Carrer 2002) (13)
accompagnatori per le persone anziane;
iniziative di socializzazione (anche intergenerazionale e interculturale), informazioni preventive specifiche, razionalizzazione delle esperienze subite;
risarcimento del danno e aiuto finanziario immediato;
sale d’attesa delle vittime separate da quelle degli imputati all’interno delle stazioni di polizia e dei tribunali;
riservatezza da parte della stampa;
centri diurni e appartamenti protetti;
forma di associazione e autoassistenza fra gli anziani;
organizzazione del quartiere come spazio di sicurezza e solidarietà;
numeri verdi;
coinvolgimento delle forze di polizia (è già prevista la raccolta a domicilio delle denunce quando le vittime sono persone anziane oppure nel caso di reati di natura sessuale).
Con la collaborazione di Alessia Mantovani.
Relazione al Corso di aggiornamento per operatori sul supporto alle vittime del crimine e di maltrattamenti, organizzato dall’associazione Laboratorio Salute Sociale, Milano 2005.
NOTE
1) Gulotta G. Vagaggini M., “Dalla parte della vittima” Giuffrè Editore 1981
2) Codini G., e altri Anziani donne e bambini vittime del crimine. Provincia di Milano, Laboratorio salute Sociale Milano 2004i
3) Gulotta G. Vagaggini M., “Dalla parte della vittima” Giuffrè Editore 1981
4) Saint Exupery, , Un Senso alla vita, Borla 1967
5) Gulotta G. idem
6)The criminal and his victim di Von Hentig (1948)
7) Citato in Massimo Bedetti la vittimologia themiscrime.com
8) Citato in Massimo Bedetti la vittimologia themiscrime.com
9) Citato in Massimo Bedetti la vittimologia themiscrime.com
10) Mayhew P., Crime as opportunity London 1976 cit. in Gulotta
11) Gulotta idem
12) Gulotta idem
13) Note di vittimologia e vittimizzazione di Francesco Carter Palermo, 2002 |