La violenza di genere contro le donne appare oggi come una delle emergenze sociali che l’Unione europea vuole affrontare con priorità.
Ne ha parlato Luisella Pavan-Woolfe Direttrice per le “Pari opportunità” Direzione generale Occupazione, affari sociali, ad un Convegno sulla "La donna nell'Unione europea. Le pari opportunità e i fondi comunitari" tenutosi a Romans d'Isonzo nel febbraio scorso.
“I costi umani, sociali ed economici della violenza contro le donne sono alti e inaccettabili e minano i principi di base dei diritti umani.
La violenza assume molte forme, come
- la tratta delle donne a fini di sfruttamento sessuale,
- i maltrattamenti del marito all’interno delle mura domestiche,
- le molestie sessuali sul luogo di lavoro,
- la mutilazione genitale femminile in piccole comunità di migranti.
In Italia un sondaggio nazionale effettuato su circa 20 000 donne ha mostrato che il 51% ha subito violenze sessuali, il 27% violenze fisiche e il 67% violenze psicologiche. Nel 77% dei casi il colpevole apparteneva alla cerchia di conoscenze delle vittime.
Possono esistere diversi gradi di violenza, ma un dato di fatto è tragicamente chiaro: la violenza contro donne e bambine è la violazione dei diritti umani più diffusa nel mondo. Non conosce confini geografici, né limiti di età e neppure distinzioni di classe e differenze culturali o razziali.
Nell’Unione europea il compito di combattere nel quotidiano la violenza e di aiutare le vittime spetta alle autorità nazionali, regionali e locali degli Stati membri.
Conformemente al principio di sussidiarietà gli Stati membri, in quanto firmatari della piattaforma d’azione di Pechino per la realizzazione dell'uguaglianza tra uomini e donne, adottata nel 1995 in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sulle donne, sono tenuti a prendere i provvedimenti necessari per prevenire e combattere la violenza. Tuttavia, l’UE può svolgere un ruolo molto importante.
A livello europeo sono state prese numerose iniziative per aiutare gli Stati membri. Nell’ambito della giustizia e degli affari interni abbiamo elaborato diversi strumenti intesi a promuovere una maggiore collaborazione tra Stati membri e ad armonizzare le risposte contro il crimine, compresi i comportamenti violenti. Si tratta di strumenti che consentono di perseguire ed arrestare i colpevoli e di proteggere le vittime.
Nel 1999 a livello europeo è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione per l’intransigenza totale nei confronti della violenza contro le donne, in particolare la violenza domestica. La campagna ha rafforzato il messaggio che la violenza contro le donne è un fenomeno sociale, che non riguarda solo le vittime e i responsabili della violenza, ma anche chi assiste agli abusi. Si è sottolineato che l’intera società ha un contributo da dare sia nella prevenzione della violenza, sia nell’aiuto alle vittime.
L’UE finanzia inoltre vari programmi di azioni transnazionali volti a promuovere scambi di buone prassi in tema di sensibilizzazione, prevenzione e aiuto alle vittime.
Uno degli strumenti principali della Commissione europea per combattere la violenza contro le donne è il programma Daphne. Il programma finanzia vari tipi di interventi destinati a prevenire la violenza o a proteggere ed aiutare le vittime. Circa la metà dei progetti finanziati sinora ha riguardato le donne.
Avviato nel 1997 il programma Daphne ha finanziato sino ad oggi circa 420 progetti transnazionali, con un bilancio di più di 80 milioni di euro. L’attuale programma, Daphne II, è in vigore fino al 2008.
Nel caso specifico dell’Italia, comuni, università e ONG hanno partecipato a più di cento progetti Daphne. In più della metà dei casi l’organizzazione di riferimento era italiana.
A titolo di esempio cito alcuni dei partecipanti: i comuni di Carrara, Mola di Bari, Modena, Palermo, Pescara e Roma, le università di Firenze, Bologna, Padova, Roma, Modena e Reggio Emilia e Urbino, nonché organizzazioni come il “Centro donne contro la violenza” di Firenze o l’associazione “Gruppo di lavoro e ricerca sulla violenza alle donne” di Bologna.
Dal 1996 la Commissione ha pubblicato quattro comunicazioni sulla tratta degli esseri umani. Nella comunicazione più recente, adotta l'ottobre scorso, la Commissione ha presentato un approccio integrato al problema e proposte per un piano d’azione. La comunicazione sottolinea la necessità di tener conto della dimensione di genere nelle strategie di prevenzione al fine di eliminare qualsiasi forma di sfruttamento.
Nel 2004 i capi di Stato e di governo dell’Unione europea hanno adottato una direttiva riguardante permessi di soggiorno di breve durata per le vittime che collaborano con le autorità nella lotta contro i colpevoli dei reati. Scopo di questo atto legislativo europeo è contribuire alla lotta contro l’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani.
Una linea di bilancio specifica ha permesso lo stanziamento di 300 000 euro per sostenere le attività di gruppi che assistono le donne vittime del traffico di esseri umani. Nel 2002 l’organizzazione italiana IRENE di Milano (Iniziative, Ricerche, Esperienze per una Nuova Europa) ha ricevuto una sovvenzione per l’istituzione di una rete europea contro la tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale. E nel 2003 la rete ceca “La strada” ha ricevuto un aiuto finanziario per l’assistenza alle donne vittime della tratta nell’Europa orientale.
Anche il Fondo sociale europeo ha contribuito a combattere la tratta delle donne cofinanziando una serie di iniziative. In Italia per esempio ogni programma regionale comprende iniziative a favore delle donne vittime della violenza e della tratta, quali
- ricerche sul campo in tema di tratta e prostituzione,
- progetti pilota sul modo per fornire alloggi e assistenza alle donne e ai bambini vittime di violenze,
- piccoli sussidi per le vittime,
- accoglienza iniziale degli immigranti e formazione di assistenti sociali.
Lo scopo è reintegrare sul mercato del lavoro e nella società le donne vittime della violenza e della tratta.
I capi di Stato e di governo dell’UE hanno inoltre adottato indicatori per monitorare e valutare l’attuazione della piattaforma d’azione di Pechino. Per quanto riguarda la violenza contro le donne i paesi membri utilizzano gli indicatori sulla violenza domestica elaborati nel 2002 dalla presidenza danese e gli indicatori sulle molestie sessuali preparati nel 2004 dalla presidenza olandese.
L’attuale presidenza austriaca lo scorso mese ha organizzato una riunione informale dei ministri delle pari opportunità incentrata sulle forme tradizionali di violenza subite dalle donne migranti nell’UE. Si tratta per esempio della mutilazione genitale femminile, dei matrimoni forzati e dei cosiddetti crimini d’onore. I Ministri hanno espresso grave preoccupazione per queste forme di violenza, tradizionali in comunità extra europée, ma nuove nell'Unione. Si tratta certo di crimini sanciti dai codici penali dei nostri Stati Membri. Tutta via gli ordinamenti giuridici di alcuni paesi si stanno attrezzando per prevenire e punire in modo più efficace questi reati.
La settimana prossima la Commissione adotterà una tabella di marcia sulla parità tra donne e uomini per il periodo 2006-2010. La tabella subentrerà alla strategia comunitaria in tema di parità tra donne e uomini, che è in vigore dal 2001 e scade quest’anno. L’eliminazione della violenza e della tratta degli esseri umani rientra tra gli ambiti prioritari identificati dalla Commissione per ai fini di un’azione continuativa dell’UE.
Mi rendo conto che si tratta di un lungo elenco di iniziative in un settore in cui l’Unione europea non dispone di molte competenze, poiché le responsabilità spettano principalmente agli Stati membri. Ma spero di avervi fornito un quadro delle varie angolazioni dalle quali riusciamo ad affrontare questo tema. Ci arriviamo partendo dalla tematica della tratta degli esseri umani, dalla problematica dell'integrazione dei lavoratori migranti oltre che affrontare il problema anche dal punto di vista della parità tra i generi e della tutela dei diritti umani. Facciamo ricorso a tutte le politiche e a tutti gli strumenti finanziari di cui disponiamo, compresa l’occupazione, l’inclusione sociale e lo sviluppo, per combattere questo crimine odioso.
Sicuramente resta ancora molto da fare nel settore della prevenzione, degli atti di violenza contro le donne devono essere obiettivi prioritari in tutte le società. La piattaforma d'azione di Pechino lo ha stabilito chiaramente: “la violenza contro le donne è un ostacolo al conseguimento degli obiettivi di parità, di sviluppo e di pace”. Queste sono parole altisonanti, ma che hanno un significato concreto per molte persone nella loro vita di ogni giorno.
Per queste donne, per gli uomini che devono rompere il cerchio della violenza e per la società nel suo insieme dobbiamo continuare a impegnarci per ottenere un mondo libero dalla violenza.”
Luisella Pavan-Woolfe Direttrice per le “Pari opportunità” Direzione generale Occupazione, affari sociali Relazione al Convegno "La donna nell'Unione europea. Le pari opportunità e i fondi comunitari" Romans d'Isonzo 23 febbraio 2006
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