Milioni di bambine sono tagliate fuori dal processo di sviluppo, con gravi conseguenze anche per il futuro dei loro stessi Paesi
Ginevra/Il Cairo/Roma, 11 dicembre 2003 - Gli sforzi compiuti nel campo dello sviluppo internazionale hanno finora prodotto effetti decisamente inadeguati per ciò che riguarda la condizione di bambine e adolescenti, lasciando centinaia di milioni di donne e bambine prive d'istruzione, incapaci di contribuire a migliorare la loro condizione, quella dei loro bambini e delle loro comunità: questo emerge dal rapporto UNICEF La condizione dell'infanzia nel mondo 2004.
Il rapporto è stato presentato oggi, in contemporanea con il lancio internazionale a Ginevra e a Il Cairo, in una conferenza stampa a Roma alla Sala dell'Associazione Stampa Estera, dal Presidente dell'UNICEF Italia, Giovanni Micali, alla presenza di Autorità, parlamentari e rappresentanti delle ONG. E'intervenuta anche Halima Mohammed Mahmud, dell'Istituto di Formazione degli insegnanti di Asmara, che ha relazionato sugli impegni dell'Eritrea verso l'obiettivo dell'istruzione per le bambine.
Secondo il rapporto UNICEF, se non si agirà prontamente per aumentare nell'arco dei prossimi due anni il numero di bambine che hanno accesso alla scuola, gli obiettivi globali per la riduzione della povertà e il miglioramento della condizione umana saranno disattesi. Per altro verso, il rapporto sostiene che abbattere le barriere che impediscono l'accesso delle bambine alla scuola produrrebbe benefici tanto per le bambine quanto per i bambini e per i loro Paesi.
Secondo l'UNICEF le correzioni necessarie alle strategie di sviluppo, allo scopo di accrescere l'accesso e la permanenza delle bambine nella scuola, produrranno una generale accelerazione dei progressi previsti dall'agenda di sviluppo per il 2015, meglio nota come Obiettivi di sviluppo del millennio .
“ Gli sforzi realizzati per lo sviluppo internazionale sono stati in troppi paesi palesemente inadeguati rispetto all'obiettivo di aumentare il numero di bambine nella scuola ”, ha affermato Carol Bellamy, Direttore Generale dell'UNICEF: “ Dobbiamo chiederci perché ciò sia avvenuto e quali siano le conseguenze. Nel rapporto le conclusioni sono evidenti: la discriminazione di genere ostacola gli sforzi per lo sviluppo, a partire dal fondamentale diritto del bambino alla scuola ”.
L'UNICEF sottolinea come i tassi di analfabetismo siano ancor oggi notevolmente più elevati tra le donne che non tra gli uomini, e come ogni anno vi siano almeno 9 milioni di bambine in più, rispetto ai maschi, escluse dalla scuola, con conseguenze a lungo termine non solo per le donne e le bambine, ma anche per i loro figli e le loro famiglie.
“ Non abbiamo speranza alcuna di ridurre povertà, mortalità infantile, HIV/AIDS e altre malattie se non garantiamo che ogni bambina e ogni bambino possano esercitare il proprio diritto all'istruzione di base ”, ha dichiarato il Direttore Generale dell'UNICEF: “ Nella vita quotidiana, l'essere istruiti o meno rappresenta una discriminante enorme ”.
Il rapporto UNICEF fornisce prove evidenti del fatto che assicurare alle bambine un'istruzione di base di qualità significa anche migliorare altri indicatori della qualità della vita. A titolo di esempio, è dimostrato che la maggioranza dei paesi con i più bassi tassi di iscrizione scolastica secondaria delle ragazze sono anche i paesi con i tassi più alti di mortalità infantile, con oltre il 15% dei bambini che non raggiungono il quinto anno di vita.
Perché è importante garantire l'istruzione delle bambine
La Condizione dell'infanzia nel mondo 2004 rivela che le bambine alle quali viene negata l'istruzione sono le più vulnerabili alla povertà, alla fame, alla violenza, agli abusi, allo sfruttamento e al traffico di esseri umani; corrono maggiori pericoli di morire durante il parto e sono a più alto rischio di contrarre malattie, incluso l'HIV/AIDS.
Secondo il rapporto UNICEF, però, l'istruzione delle ragazze produce in positivo un impatto altrettanto notevole: divenute madri, le donne istruite hanno maggiori possibilità di mantenere i figli in salute e di garantire loro, siano bambini o bambine, il completamento degli studi.
“ Per un bambino la mancanza di istruzione non solo limita le sue potenzialità come individuo, ma riduce drammaticamente le prospettive che, una volta divenuto adulto, i suoi figli siano in grado di sfuggire a una vita di povertà e sofferenze ”, ha sottolineato Carol Bellamy: “ Per tali ragioni l'UNICEF individua nell'istruzione un aspetto chiave per l'intera agenda dello sviluppo. L'istruzione previene lo spreco di un enorme potenziale di capacità umane ”.
Esempio dopo esempio, il rapporto UNICEF descrive nel dettaglio come l'abbattimento delle barriere che escludono le bambine dalla scuola renda le scuole stesse più accoglienti, tanto per i bambini quanto per le bambine. Tra le barriere più diffuse figurano la lontananza delle scuole dalle abitazioni, la mancanza di acqua potabile e di bagni separati, nonché tutti i contesti in cui vi è un onnipresente pericolo di violenza tanto all'interno quanto nei luoghi circostanti la scuola.
“ Non si tratta di favorire l'inserimento scolastico delle bambine a discapito dei bambini ”, ha tenuto a sottolineare Carol Bellamy: “ Si tratta piuttosto di affrontare una sfida fondamentale per lo sviluppo attraverso una strategia precisa, accurata e intelligente. Aumentare il numero delle bambine a scuola, e far sì che non l'abbandonino, è una strategia che contribuisce a migliorare la scuola stessa e gli stessi sforzi compiuti sulla via dello sviluppo ”.
Cosa non ha funzionato
Il rapporto UNICEF argomenta che l'approccio standard per conseguire l'istruzione universale ha mancato l'obiettivo in quanto dava per scontato che generici sforzi diretti ad accrescere l'iscrizione scolastica dei bambini avrebbero portato benefici per tutti i bambini indistintamente, una supposizione che non teneva in dovuta considerazione gli ostacoli incontrati dalle bambine. Sebbene i tassi di iscrizione denotino, a livello globale, un graduale miglioramento nella parità di genere, 9 milioni di bambine in più, rispetto ai coetanei maschi, sono totalmente escluse dalla scuola, mentre anche quelle che vi sono iscritte l'abbandonano più facilmente e velocemente rispetto ai maschi.
“ A causa di una persistente e subdola discriminazione di genere diffusa in molte società, sono le bambine e le adolescenti a essere sacrificat, essendo le ultime a essere iscritte a scuola e le prime ad abbandonarla quando i tempi si fanno duri ”, sostiene il rapporto dell'UNICEF.
Secondo La Condizione dell'infanzia nel mondo , l'istruzione deve essere considerata come un diritto umano e non come un privilegio o una conseguenza derivante dal progresso economico. Quando l'istruzione è considerata un diritto, i Governi sono obbligati a stanziare le risorse necessarie perché tutti i bambini possano portare a termine un'istruzione di qualità, mentre i genitori sono incentivati a considerare i governi responsabili per una mancata azione in tal senso.
Cosa deve cambiare
Il rapporto UNICEF presenta un agenda di interventi, richiamando le agenzie per lo sviluppo, i governi, le famiglie e le comunità a prestare attenzione e a intensificare l'impegno per eliminare gli ostacoli responsabili dell'esclusione delle bambine dalla scuola. Essenzialmente, il rapporto esorta a correggere il modo in cui lo sviluppo è stato fin dal principio concepito.
Tra le misure specifiche considerate, il rapporto sottolinea l'esigenza di:
- Creare un'etica nazionale che riconosca il valore dell'istruzione tanto per le bambine quanto per i bambini
- Considerare l'istruzione delle bambine una componente essenziale dei piani di sviluppo
- Abolire ogni forma di tassa scolastica
- Inserire l'istruzione nelle strategie nazionali per la riduzione della povertà
- Aumentare i fondi internazionali per l'istruzione.
Il rapporto rivela che, salvo poche eccezioni, i paesi industrializzati e le istituzioni economiche internazionali hanno disatteso gli impegni assunti per finanziare l'istruzione. “ Nonostante le promesse fatte dai paesi donatori nel 1990 per un finanziamento extra dell'istruzione, e gli impegni assunti nel 1996 per assicurare l'istruzione primaria universale entro il 2015, il flusso totale di aiuti diretto ai paesi in via di sviluppo è in realtà diminuito nel corso degli anni '90, mentre gli aiuti bilaterali per l'istruzione sono scesi in misura perfino maggiore ”.
La regione che necessita di maggiori aiuti è l'Africa sub-sahariana, dove il numero di bambine ogni anno escluse dalla scuola è aumentato da 20 milioni nel 1990 a 24 milioni nel 2002. L'83% delle bambine senza accesso alla scuola vive nelle tre regioni dell'Africa sub-sahariana, Asia meridionale, Sud-est asiatico.
Cosa è urgente fare
Il più urgente tra gli Obiettivi di sviluppo del millennio è la parità di genere nell'istruzione entro il 2005. Secondo l'UNICEF, importanti progressi verso tale obiettivo sono ancora possibili, se si incrementano gli impegni nazionali e il sostegno internazionale.
Un anno fa, l'UNICEF ha lanciato la Campagna per l'istruzione delle bambine “25 entro il 2005”, finalizzata ad aiutare i 25 paesi con la più accentuata disparità di genere e i più bassi tassi di iscrizione scolastica a eliminare le barriere che impediscono l'accesso a scuola di bambine e bambini. La Condizione dell'infanzia nel mondo descrive nel dettaglio i progressi finora conseguiti dall'iniziativa, con un variegata tipologia di strategie rivelatesi efficaci.
“ Istruire egualmente bambine e bambini, affrontando le esigenze di tutti, non è un investimento facoltativo ”, ha affermato il Direttore Generale dell'UNICEF: “ Nessuno dei paesi più ricchi della terra si è sviluppato senza un significativo investimento nell'istruzione. Questa è la lezione che dobbiamo tenere a mente se intendiamo seriamente produrre un cambiamento per il nostro mondo. Ciò rappresenta per noi un banco di prova: sia se riusciremo a superarlo sia se falliremo, le conseguenze saranno per noi importanti e di lungo periodo ”.
Durante la presentazione ufficiale de La Condizione dell'infanzia nel mondo 2004, al vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra, Carol Bellamy ha dichiarato che la tecnologia potrebbe portare benefici ai bambini, ma che non può sostituire l'alfabetizzazione di base e il processo di apprendimento.
“ E' realmente sbalorditivo il progresso compiuto dalla tecnologia informatica nel corso degli ultimi 25 anni, mentre ancor oggi, ogni anno, 121 milioni di bambini non hanno la possibilità di vedere come sia fatta un'aula scolastica ”, ha affermato il Direttore Generale dell'UNICEF: “ Tutta la tecnologia del mondo non può sopperire a ciò che questi bambini stanno perdendo, e questa è una conferma ulteriore che, quando si tratta di garantire a ogni bambino un'istruzione di qualità, non è necessaria una rivoluzione, ma semplicemente un'assunzione di responsabilità ”.
Per maggiori informazioni: Ufficio Stampa UNICEF Italia, tel. 06.47809233.234.287, 335.333077, e-mail press@unicef.it ; sono disponibili nuovi materiali video UNICEF sull'istruzione delle bambine.
SINTESI DEL RAPPORTO
Un anno fa l'UNICEF lanciava la Campagna per l'istruzione delle bambine “25 entro il 2005”, un'iniziativa creata per accelerare l'eliminazione delle disparità di genere nella scuola primaria e secondaria. La campagna si concentra sui paesi che presentano gli ostacoli maggiori all'istruzione delle bambine, e che avranno bisogno di aiuti concreti per realizzare l'Obiettivo di sviluppo del Millennio che punta a raggiungere la parità di genere entro il 2005.
Nell'edizione 2004 del rapporto La Condizione dell'infanzia nel mondo , Carol Bellamy, direttore generale dell'UNICEF, sostiene l'esigenza di affrontare i temi dello sviluppo con un approccio multisettoriale basato sui diritti umani, che garantirà alle bambine un'istruzione, risponderà agli impegni presi dalla comunità internazionale di assicurare l'istruzione per tutti i bambini, moltiplicherà i benefici sia per le famiglie che per le nazioni, e favorirà il raggiungimento di molti altri dei principali obiettivi di sviluppo.
Quanto segue è una sintesi delle principali questioni affrontate nel rapporto.
1. Il più urgente tra gli Obiettivi di sviluppo del Millennio
La Condizione dell'infanzia nel mondo 2004 individua nell'istruzione delle bambine una delle sfide più decisive che la comunità operante nello sviluppo internazionale è chiamata ad affrontare. Il rapporto lancia un appello all'azione in nome dei 121 milioni di bambini – dei quali 65 milioni sono bambine - che oggi nel mondo sono esclusi dall'istruzione. Il rapporto evidenzia i costi che tale esclusione comporta per le bambine, ma anche per le loro famiglie, comunità e Paesi.
I leader mondiali si sono impegnati a raggiungere entro il 2015 una serie di obiettivi, noti come Obiettivi di sviluppo del Millennio: l'eliminazione della fame e della povertà estrema, la realizzazione dell'istruzione primaria universale, la promozione della parità di genere e dell' empowerment delle donne, la riduzione della mortalità infantile, il miglioramento della salute delle madri, la lotta all'HIV/AIDS, alla malaria e ad altre malattie, la salvaguardia della sostenibilità ambientale e la creazione di un'alleanza globale per lo sviluppo.
Tra gli obiettivi di sviluppo, due in particolare sono considerati determinanti per il raggiungimento di tutti gli altri: l'istruzione universale e la parità di genere e l' empowerment delle donne. Come primo passo verso l'istruzione universale, si è stabilito di anticipare al 2005 il traguardo della parità di genere nella scuola primaria e secondaria, dieci anni prima della scadenza fissata per gli obiettivi restanti. Oltre a essere un obiettivo in sé, questo traguardo del 2005 è un elemento chiave per tut ta l'agenda dello sviluppo, e costituirà una prima verifica dell'impegno del mondo per rompere la morsa della povertà.
Alla luce di queste considerazioni, l'istruzione femminile è presentata come l'obiettivo più urgente di tutti.
(V. Capitolo 1, Uno slancio per lo sviluppo, pp. 1-13)
2. La discriminazione di genere
In base alle argomentazioni esposte ne La Condizione dell'infanzia nel mondo 2004 , il motivo principale che ha impedito il raggiungimento della parità di genere nella scuola sta nel fatto che la teoria, la pratica e la politica dello sviluppo sono connotate dalla discriminazione di genere. Dal rapporto emerge che l'istruzione universale è stata ritenuta un lusso anziché un diritto umano, che i programmi di sviluppo economico si sono concentrati più sui risultati economici che sul benessere delle persone, e che per miopia politica ci si è rivolti al settore dell'istruzione solo quando si cercavano soluzioni.
E' vero che per qualsiasi bambino essere privato della possibilità di istruirsi è una catastrofe, ma per una bambina il danno è ancor più grave, e comporta costi sociali non solo per la bambina stessa, ma per la famiglia, la comunità e il paese.
Rispetto ai maschi, le bambine sono più esposte ai rischi dell'HIV/AIDS, dello sfruttamento sessuale e del traffico di minori. Sono più vulnerabili alla povertà e alla fame. Se si negano alle bambine le conoscenze e le competenze sociali che la scuola può offrire, questi rischi aumentano nel breve periodo e vengono trasmessi anche alla generazione successiva.
Per converso, la scuola può dare a una bambina:
• un'istruzione, e una più chiara percezione del proprio potenziale;
• una maggiore fiducia in sé, più possibilità di guadagno, salde competenze sociali;
• maggiori capacità di difendersi dalla violenza e dalle malattie.
(V. Capitolo 1, Uno slancio per lo sviluppo, pp. 1-13)
3. Un approccio allo sviluppo multisettoriale e basato sui diritti umani
Gli investimenti per lo sviluppo non hanno mai attribuito priorità all'istruzione delle bambine. Storicamente, si è sempre ritenuto che la crescita economica generasse progressi sociali quasi automaticamente. Ma le esperienze negative accumulate negli anni nei paesi in via di sviluppo hanno dimostrato l'inadeguatezza di questo modello, né sono emerse prove evidenti che la crescita economica possa da sola ridurre la povertà o la disuguaglianza.
In realtà, sembra vero il contrario: è lo sviluppo umano a promuovere la crescita economica. Secondo uno studio dell'UNICEF, i paesi che negli anni '90 mostravano i più alti tassi medi di crescita annuale erano quelli che nel 1980 presentavano risultati migliori negli indicatori di sviluppo umano. Oggi è ampiamente accettato che l'economia dello sviluppo deve essere inquadrata in una prospettiva che tenga conto delle disparità di genere e che non è possibile ridurre la povertà in maniera sostenibile senza promuovere l' empowerment delle donne.
L'istruzione delle bambine è strettamente legata ad altre componenti dello sviluppo umano, tanto che farne una priorità vuol dire anche avanzare su vari altri fronti:
• la salute e la condizione delle donne;
• la cura della prima infanzia;
• l'alimentazione, l'acqua e i servizi igienici;
• la riduzione del lavoro minorile e di altre forme di sfruttamento;
• la risoluzione pacifica dei conflitti.
(V. Capitolo 1, Uno slancio per lo sviluppo, p. 1-13, e Capitolo 2, Bambine istruite: un'occasione unica per lo sviluppo, pp. 17-27)
4. Gli investimenti nell'istruzione delle bambine producono risultati multipli
• Sviluppo economico più accentuato. All'aumentare delle iscrizioni femminili alla scuola primaria corrisponde una crescita del prodotto interno lordo pro capite. Nei paesi in cui non c'è parità di genere nella scuola i costi dello sviluppo sono maggiori, la crescita è più lenta e i redditi sono più bassi.
• Istruzione per la generazione successiva. I figli di madri istruite hanno molte più probabilità di andare a scuola. Quanto più alto è il livello di scolarizzazione di una donna, tanto maggiori le probabilità che anche i figli beneficino dell'istruzione.
• L'effetto moltiplicatore. Gli effetti dell'istruzione arrivano ben al di fuori dell'aula scolastica, e influiscono positivamente su quasi tutti gli aspetti della vita delle bambine. Le bambine che vanno a scuola sono meglio preparate a difendersi dalle malattie (compresa l'HIV/AIDS), corrono meno rischi di restare vittime di trafficanti o sfruttatori e sono meno esposte alla violenza.
• Famiglie più sane. I figli delle donne istruite sono più sani e meglio nutriti, come risulta da moltissime ricerche e dati sui paesi in via di sviluppo. Ogni anno di istruzione materna in più determina una riduzione dal 5 al 10% del tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni.
• Muoiono meno madri. Le donne che sono andate a scuola sanno meglio come utilizzare i servizi sanitari, come migliorare la propria alimentazione e come distanziare le gravidanze. È stato calcolato che ogni anno di scuola in più serve a evitare due casi di mortalità da parto per ogni mille donne.
(V. Capitolo 2, Bambine istruite: un'occasione unica di sviluppo, pp. 17-27)
5. Il divario di genere globale
Alcune regioni del mondo hanno buone probabilità di raggiungere entro il 2005 l'Obiettivo di sviluppo del Millennio della parità scolastica tra maschi e femmine, ma per almeno tre paesi ciò non sarà possibile senza un intervento più deciso (v. grafico) .
(V. Capitolo 3, Bambine dimenticate, paesi dimenticati, pp. 31-41)
TASSI NETTI DI ISCRIZIONE E FREQUENZA ALLA SCUOLA PRIMARIA (1996-2002)
6. La povertà
Bambini e bambine che provengono da ambienti socioeconomici poveri rischiano maggiormente di restare esclusi dall'istruzione, ma le bambine rischiano doppiamente: in quanto povere e in quanto femmine.
E le bambine che non vanno la scuola diventano spesso “invisibili”, nel senso che il loro numero viene sottostimato o del tutto non registrato. Anche dati di iscrizione e frequenza relativamente alti possono nascondere il numero degli abbandoni femminili, specie nelle zone rurali: un numero che è in aumento.
Nei paesi in cui i tassi di iscrizione e completamento della scuola sono più alti per le bambine che per i maschi, può avvenire che le bambine non proseguano gli studi nella scuola secondaria, che vi siano poche donne in ruoli di leadership e che, a parità di competenza, le donne guadagnino meno degli uomini. Per quei paesi che hanno raggiunto la parità scolastica tra maschi e femmine si prospetta una nuova sfida: ampliare le prospettive sociali per le ragazze istruite.
(V. Capitolo 2, Bambine istruite: un'occasione unica per lo sviluppo, pp. 17-27, e Capitolo 3, Bambine dimenticate, paesi dimenticati, pp. 31-41)
7. Carenza di fondi
Con pochissime eccezioni, i paesi industrializzati e le istituzioni finanziarie internazionali non hanno investito nell'istruzione in misura tale da permettere a tutte le bambine di frequentare e completare la scuola. Negli anni '90 il flusso complessivo degli aiuti ai paesi in via di sviluppo si è ridotto, e sono diminuiti sensibilmente anche i finanziamenti bilaterali per l'istruzione. Alla Conferenza internazionale per il finanziamento dello sviluppo svoltasi nel 2002 a Monterrey (Messico) è emersa una rinnovata volontà comune di investire nell'istruzione e i governi si sono impegnati ad aumentare l'importo complessivo degli aiuti, in modo particolare per l'istruzione di base. Tuttavia, le attuali preoccupazioni per la sicurezza potrebbero determinare un parziale abbandono degli impegni assunti. A oggi, gli aiuti internazionali sono un aspetto del problema, anziché la doverosa soluzione per consentire a tutti i bambini di usufruire del diritto allo studio.
(V. Capitolo 4, L'effetto moltiplicatore dell'istruzione delle bambine, pp. 45-55)
8. Vantaggi multisettoriali
L'impostazione tradizionale incentrata su programmi monosettoriali ha impedito di vedere i vantaggi che l'istruzione delle bambine comporta per tutti i settori dello sviluppo. Oggi si comprendono meglio i motivi per cui mandare a scuola le bambine è l'impegno più urgente per la comunità globale che lavora per lo sviluppo.
• Un buon inizio per i bambini - Assicurare alle donne un buon livello di empowerment , di salute e d'istruzione - tutti elementi positivi di per sé - significa contribuire enormemente al benessere dei loro figli. Donne malate, sottoalimentate od oppresse non possono prendersi cura dei figli in maniera adeguata.
• Preparazione alla scuola - I programmi prescolastici sono particolarmente utili alle bambine. Introducono l'abitudine alla scuola nelle comunità in cui le bambine sono di solito impegnate nelle faccende domestiche o in attività lavorative. Nei centri o asili comunitari le bambine si abituano all'idea di una frequenza regolare; anche trascorrere poche ore al giorno con i nonni può servire a “prenotare” un segmento di tempo da dedicare successivamente alla scuola.
• La lotta all'HIV/AIDS - Ogni anno si registrano più di cinque milioni di nuovi casi di infezione da HIV/AIDS. Nei paesi più colpiti, si sono dissolti in pochissimo tempo progressi sociali che erano costati anni di fatica. Si calcola che nell'Africa subsahariana siano 11 milioni i bambini resi orfani dall'AIDS. Spesso sono i primi a essere costretti a lasciare la scuola, e anche in questo caso le bambine sono più a rischio, poiché di regola spetta a loro il compito di prendersi cura dei parenti malati. Fino a quando non si scoprirà un vaccino anti-HIV, l'istruzione rimane la migliore difesa che la società possa far valere contro questa malattia. Tra le persone più istruite il tasso d'infezione è più basso. I giovani più istruiti si sanno proteggere meglio, e frequentando la scuola si trascorre meno tempo in situazioni potenzialmente pericolose.
• Creare un ambiente protettivo - Per un bambino, la scuola è l'ambiente protettivo più importante dopo la famiglia. Le bambine che vanno a scuola hanno minori probabilità di essere sfruttate in lavori fuori casa o in lavori domestici pesanti. Le ragazze che sanno leggere e scrivere, soprattutto quelle che hanno acquisito a scuola competenze sociali, sono meno esposte alle forme più estreme di violenza domestica, agli abusi sessuali e al traffico di minori.
• Aiutare le bambine nelle emergenze - Nelle situazioni di emergenza le bambine sono particolarmente a rischio e devono essere maggiormente protette da abusi fisici, sessuali e psicologici. In collaborazione con iniziative a carattere locale, l'UNICEF è stato all'avanguardia nelle zone colpite da emergenze nel creare spazi a misura di bambino e attenti alle diversità tra i generi, nei quali i bambini possono continuare la scuola, le madri possono restare accanto ai figli e trovare l'appoggio di consulenti, le donne possono completare la propria istruzione, e i giovani possono imparare a fornire ai bambini i servizi necessari.
• Vantaggi per la comunità – Le iniziative che mirano a favorire l'iscrizione scolastica delle bambine generano ricadute positive anche sulle famiglie e le comunità. Ad esempio, i programmi che prevedono la refezione scolastica come incentivo alla frequenza femminile possono contribuire a migliorare le abitudini alimentari delle famiglie. Analogamente, l'installazione di impianti igienici migliora la qualità della vita per la comunità locale.
(V. Capitolo 4, L'effetto moltiplicatore dell'istruzione delle bambine, pp. 45-55)
9. Il divario di genere “al contrario”
A causa del divario di genere globale le bambine si trovano in una posizione di evidente svantaggio nell'istruzione; tuttavia in alcune regioni, tra cui gran parte del mondo industrializzato, a creare preoccupazione è la disaffezione scolastica che si osserva tra i maschi. In un piccolo numero di paesi nelle scuole ci sono più alunne che alunni: è un divario di genere al contrario.
Nei paesi industrializzati le bambine tendono ad avere un profitto scolastico migliore, rispetto ai maschi, in quasi tutte le materie. Questo fenomeno, così come il problema dello scarso rendimento scolastico delle bambine nei paesi in via di sviluppo, va inquadrato nell'ambito di considerazioni più generali su genere e potere. È possibile che la socializzazione delle bambine nell'ambiente familiare le renda più pronte a inserirsi nella scuola. Mentre nell'Africa sub-sahariana la presenza di insegnanti donne si è dimostrata vantaggiosa per l'istruzione delle bambine, nei paesi industrializzati e in America latina e Caraibi, dove gli insegnanti sono in grande maggioranza donne, l'assenza di modelli maschili positivi può essere dannosa per i ragazzi.
Le riforme messe in atto per rendere la scuola più sicura, più vicina alla realtà e più gratificante per le bambine possono giovare anche ai bambini. I programmi prescolastici integrati, gli orari flessibili, la fornitura di impianti igienici adeguati, metodi didattici sensibili alle esigenze diverse di maschi e femmine e ambienti scolastici privi di violenza sono un vantaggio per tutti i bambini indistintamente. Le ricerche dimostrano che una scuola a misura di bambino favorisce anche i maschi, specialmente quelli che provengono dai settori più a rischio o emarginati della società.
(V. Capitolo 5, E i maschi?, pp. 59-67)
10. Investire nell'istruzione delle bambine
L'istruzione delle bambine è un investimento ideale. Ha un valore aggiunto per altri settori dello sviluppo sociale, alleggerisce il carico sul sistema sanitario, riduce la povertà e rafforza l'economia nazionale.
Le argomentazioni presentate in La Condizione dell'infanzia nel mondo 2004 dimostrano che l'impegno per l'istruzione universale è una sfida che riguarda ogni settore dello sviluppo:
• l'istruzione, di certo; ma anche
• il settore finanziario, che deve stanziare i fondi e rendere l'istruzione accessibile;
• la sanità, che deve fornire servizi sanitari, acqua pulita e impianti igienici;
• il mondo del lavoro, che deve tutelare i bambini lavoratori;
• la giustizia, che deve garantire la sicurezza nelle scuole;
• la programmazione, che deve mettere le comunità e le famiglie in grado di controllare i servizi di cui hanno bisogno per far vivere e prosperare i loro figli.
L'UNICEF rivolge un appello ai leader di ogni livello della società, affinché si adoperino per:
1. Fare dell'istruzione femminile una componente essenziale dell'impegno per lo sviluppo, salvaguardando i principi dei diritti umani e i diritti delle bambine in particolare.
2. Fare dell'istruzione delle bambine una questione di etica nazionale, attuando campagne di educazione civica su vasta scala e chiedendo ai governi di rispondere dei progressi compiuti o meno.
3. Abolire ogni forma di tassa scolastica. Tutta la scuola primaria deve essere gratuita e universale.
4. Ragionare sull'interno e sull'esterno del “pacchetto educativo”, integrando l'istruzione nei programmi nazionali di riduzione della povertà e dando più diffusione ai progetti che funzionano.
5. Fare delle scuole centri di sviluppo per la comunità, in particolare dove i bambini sono coinvolti in situazioni di conflitto o di emergenza.
6. Integrare le strategie politiche, istituzionali e d'investimento con le strategie di fornitura dei servizi e con il quadro concettuale generale.
7. Aumentare i finanziamenti internazionali per l'istruzione, assegnando all' istruzione di base il 10% dell'aiuto allo sviluppo. I paesi industrializzati devono destinare agli aiuti almeno lo 0,7% del PNL, e almeno lo 0,15% ai paesi meno sviluppati.
(V. Capitolo 6, La cosa giusta da fare, pp. 71-79)
SETTE PASSI AVANTI
65 milioni di bambine escluse dalla scuola non attirano l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale come avviene per le notizie di guerra, ma si tratta ugualmente di un'emergenza. Ai leader della società, ad ogni livello, si richiede di intraprendere sette passi concreti e urgenti.
1. Fare dell'istruzione per le bambine una componente essenziale dell'impegno per lo sviluppo , ponendo alla base dei programmi di sviluppo economico i principi dei diritti umani, e garantendo in maniera esplicita l'accesso delle bambine ai servizi statali, tra cui l'istruzione. Oltre che sulle pari opportunità, è necessario lavorare sulla "parità di risultati", e rispettare il diritto dei bambini e delle famiglie di avere voce nelle decisioni che incidono sulla loro vita.
2. Fare dell'istruzione delle bambine una questione di etica nazionale , in modo che di fronte a bambine private dell'istruzione ci si indigni e mobiliti come per lo sfruttamento di bambini e bambine nel lavoro minorile. I governi devono periodicamente aggiornare e rendere pubblici i dati sul numero di bambine escluse dalla scuola, così come devono verificare il funzionamento dei progetti attuati per promuovere l'istruzione delle bambine e dare ampia diffusione a quelli di maggior successo. Gli Stati dovrebbero anche valutare la possibilità di introdurre apposite imposte o addizionali sui beni di consumo, da destinare unicamente a far andare a scuola le bambine o i bambini, fino a raggiungere la parità di genere.
3. Abolire ogni forma di tassa scolastica. Tutta la scuola primaria deve essere gratuita, universale e obbligatoria, e i genitori devono poter scegliere il tipo di istruzione da dare ai figli. Bisogna abolire immediatamente ogni tassa o spesa gravante sull'istruzione primaria.
4. Ragionare sull'interno e sull'esterno del "pacchetto educativo" , integrando le politiche scolastiche nei programmi nazionali di riduzione della povertà e dando maggior diffusione ai progetti più efficaci. Per agire sull'istruzione delle bambine i Paesi dovrebbero promuovere leggi antidiscriminatorie, disponibilità di acqua potabile e di impianti igienici, piani di prevenzione dell'HIV/AIDS, programmi prescolastici attenti alle questioni di genere, e intervenire per ridurre la violenza e proteggere i bambini dagli abusi.
5. Fare delle scuole centri di sviluppo per la comunità , in particolare per i bambini resi orfani dall'HIV/AIDS o coinvolti in situazioni di conflitto o di emergenza. È provato che le scuole sono lo strumento più efficace ed efficiente in termini di costi/benefici per proteggere i giovani dal contagio dell'HIV, e quindi devono diventare il centro della lotta contro la malattia e contro altri pericoli che minacciano la sopravvivenza dei bambini e dei giovani.
6. Integrare le strategie nazionali su tre livelli: (a) investimenti, scelte politiche e istituzioni; (b) fornitura di servizi; (c) inquadramento concettuale, integrando cioè l'approccio economico e l'approccio basato sui diritti umani.
7. Aumentare i finanziamenti internazionali per l'istruzione , assegnando all'istruzione di base il 10% dell'aiuto allo sviluppo, con programmi che beneficiano in primo luogo le bambine. I paesi industrializzati devono tener fede all'impegno di destinare agli aiuti almeno lo 0,7% del prodotto nazionale lordo e almeno lo 0,15% ai paesi meno sviluppati.
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