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IL MALTRATTAMENTO DELL’ANZIANO

DI GABRIELE CODINI

Il maltrattamento degli anziani è un fenomeno che sinora è stato ignorato e sottovalutato nella società. Mentre da alcuni anni sono state approntate iniziative e legislazioni sull'abuso dei minori e delle donne, il problema dell'abuso sugli anziani è comparso solamente da pochi anni nel dibattito sulla vittimologia. In Inghilterra 500.000 persone anziane vengono abusate ma molte persone non sono a conoscenza del problema e sono state prese poche misure per affrontarlo. L’abuso ha luogo negli ambienti istituzionali, ma anche più spesso nelle case, può essere perpetrato da personale di cura negli istituti, da parenti, da amici e da estranei e può assumere diverse forme — abuso sessuale, abuso finanziario, abuso di medicamento nel controllare e sedare pazienti, abuso fisico, comportamenti mirati a degradare e umiliare".

L'abuso dell'anziano spesso non è riscontrato e rilevato perché l'anziano stesso è incapace di segnalare quanto gli succede per paura o per imbarazzo o per deterioramento mentale.
Secondo la letteratura attuale la maggior parte degli abusi avviene nel domicilio stesso dell'anziano anche se è presente la segnalazione di casi di abuso nelle istituzioni residenziali.
Uno dei maggiori casi di abuso segnalati è quello della eccessiva somministrazione di medicamenti per rendere più facile la gestione della persona, soprattutto nei casi di demenza.
Un altro caso frequente di abuso riguarda la gestione finanziaria dei beni dell'anziano. Nel caso della persona anziana con scarse capacità cognitive, la tutela si impone per garantire una sicurezza di vita e la prevenzione di questi abusi finanziari.
Le persone anziane, sia uomini che donne, di tutti i ceti sociali e gruppi etnici, sono più a rischio di maltrattamento e molto spesso questo è nascosto.
Per molti anziani vittima di abusi, l’ospedale è l’unico luogo esterno per un contatto e un supporto.
L’abuso sugli anziani è stato riconosciuto soltanto recentemente come un problema globale, l'importanza accordata alla prevenzione dell’abuso sugli anziani da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha contribuito in modo significativo ad alzare il livello di consapevolezza a livello mondiale. Le istituzioni accademiche in tutto il mondo hanno contribuito sostanzialmente a migliorare la comprensione e la consapevolezza del problema e ne hanno incrementato la conoscenza sviluppando strumenti metodologici per studiarlo. Ciò nonostante resta ancora molto da fare.
Il Piano Internazionale d’Azione delle Nazioni Unite, adottato da tutti i paesi del mondo a Madrid nell’aprile 2002, riconosce chiaramente l’importanza dell’abuso sugli anziani e ne inserisce la prevenzione nell’insieme dei Diritti Umani Universali. Il prevenire l’abuso degli anziani in un mondo che sta invecchiando riguarda tutti.
"L’abuso su anziani è un segnale, o un atto ripetuto o una azione particolare che ha luogo all’interno di un rapporto qualsiasi dove si immagina che ci sia della fiducia, e che provoca un danno o dell’ansia ad una persona anziana". Può esprimersi sotto varie forme: abuso fisico, psicologico/emotivo, sessuale, finanziario e semplicemente dimostrando negligenza intenzionale o meno.

Forme di abuso e maltrattamento

  • Abuso fisico: infliggere un dolore o danno fisico quale schiaffeggiamento, strattonamento o molestia sessuale, ecc.
  • Abuso psicologico – causare angoscia mentale o emotiva quale minacce, intimidazione, aggressione verbale, ecc.
  • Abuso finanziario – l’uso illegale o improprio di fondi o di altre risorse

Un fenomeno assolutamente nascosto, ma che probabilmente secondo i vari ricercatori internazionali dovrebbe essere quello di maggiore entità è il maltrattamento economico della persona anziana, ovvero lo sfruttamento finanziario dell’anziano.
E’ un fenomeno difficile da definire in quanto ha molteplici aspetti. Hofmeister (USA) nel 2003 lo definisce: “il maltrattamento finanziario, sfruttamento o abuso fiduciario economico o materiale”.
Pitchard nel 2000 ha studiato questo fenomeno e ha rilevato che spesso non c’è alcuna percezione dello sfruttamento (soprattutto per esempio nel caso di mogli maltrattate che non vedono nelle richieste di denaro del marito una forma di abuso).
In realtà è difficile anche distinguere tra un comportamento eccentrico o imprudente dall’abuso (Hofmeister 2003). Secondo molti autori occorrono altri studi e riflessioni sul fenomeno per poter avere una corretta definizione.
L’impatto di questo abuso sulla persona anziana è rappresentato dalla depressione, lo sconforto e la bassa autostima (Pritchard 2003 Uk) con un grave impatto sulla qualità della vittima.

Negligenza attiva – un tentativo consapevole o intenzionale di causare dell’angoscia fisica o emotiva attraverso il rifiuto anche parziale di adempiere alle responsabilità di dare assistenza, quale il trattenimento o la soppressione di cibo o medicine
Negligenza passiva – la mancanza non intenzionale di rispettare le responsabilità di dare assistenza quale il rifornimento di cibo o di servizi del tipo sanitario a causa della preparazione inadeguata o dell’infermità dell’assistente stesso.
E' stato approntato a livello internazionale uno strumento per il rilevamento dell'Abuso su anziani o negligenza e trascuratezza.

Una lista di domande semplici possono essere poste per individuare se la persona (anche se non in piena lucidità) può avere subito violenze o trascuratezze:
  1. Qualcuno Le ha mai fatto del male?
  2. Qualcuno Le parla e urla in maniera tale da farla sentire a disagio?
  3. Qualcuno Le ha mai preso qualcosa o usato il suo denaro senza il suo permesso?
  4. Ha paura di qualcuno o ha ricevuto delle minacce da qualcuno?
  5. Qualcuno ha mai rifiutato di aiutarla?
  6. Ritiene che il suo cibo, i suoi vestiti e le sue medicine siano disponibili in qualsiasi momento?
  7. Lei è libero di uscire in qualsiasi momento voglia?
  8. Riesce a vedere altri parenti ed amici?
  9. Ha libero accesso al telefono?
  10. Vive con qualcuno o con parenti stretti che usano droghe e alcool o che ha una malattia psichiatrica o emotiva?
L’entità del fenomeno

Il maltrattamento e gli abusi ad anziani
Il maltrattamento all’anziano è un fenomeno molto vasto. Alcune ricerche effettuate partendo dalla fine anni ‘80  hanno indicato che una percentuale del 6,5 della popolazione di riferimento ha subito un tipo di maltrattamento. Con una media di 1,65% maltrattamento fisico, un 2,5% verbale, lo 0,73% negligenza e abbandono, l’1,87% abuso economico.

Tassi di tipologia di maltrattamenti di anziani (%)

Ricerche

Maltrattamento fisico

Maltrattamento verbale

Negligenza

Abuso economico

Australia Kurrle e al. 1992

2,1

2,5

1,4

1,1

Canada
Podnieks 1989

0,5

1,4

0,4

2,5

USA
Pillner e Fiankelher 1988

2,0

1,1

0,4

-

GRAN BRETAGNA
Ogg e Bennet 1992

2,0

5,0

-

2

media

1,65

2,5

0,73

1,87

Secondo alcuni dati americani (Pillmer e Finkelhor 1988) , il 4% degli anziani negli Stati Uniti subisce un abuso o maltrattamento , di cui 2,5% di un abuso economico e l’1,4% di maltrattamenti verbali.

Il maltrattamento ha un incremento con il progredire dell’età. (tabella) con una netta predominanza a persone che superano gli 80 anni

età

negligenza

Maltrattamento psicologico

60-64

2,3

10,8

65-69

5,9

9,5

70-74

24,1

14,1

75-79

15,9

24,3

Più di 80

51,8

41,3

In Spagna attualmente è stato avviata una maggiore attenzione a questo fenomeno e i ricercatori stanno cercando di avere dati attendibili su questo fenomeno, partendo anche dal maltrattamento che si può verificare nelle residenze per anziani.
Secondo le ultime ricerche nazionali sono state maltrattate può di 2251 persone anziane nel 2000, 2203 nel 2001 e 3765 nel 2002 con un tasso per 10000 persone di 5,40.

 

2000

Tasso per 10000

2001

Tasso per 10000

2002

Tasso per 10000

Maschi

808

2,84

765

2,65

1405

4,82

Femmine

1443

3,65

1438

3,58

2360

5,81

Totale

2251

3,31

2203

3,19

3765

5,40

Alcuni studi locali riferiscono che l’11,9% degli anziani in Andalusia ha subito un maltrattamento e in genere il maltrattante è 1 volta su 4 il coniuge o compagno (il 79,83% dei casi sono maschi).
Le donne sono il 65,27% del totale delle persone maltrattate.
I maltrattamenti avvengono in 8 casi su 10 a domicilio della persona e l’80% dei casi il maltrattamento è fisico mentre nel 19,99% psicologico.

L’omicidio dell’anziano
L’anziano non è più vittima di omicidio degli altri, anzi lo è meno. Però se si vanno ad analizzare i casi di omicidio avvenuti in famiglia (da parte di congiunti o coniugi) si potrà vedere come l’anziano è maggiormente a rischio.
Nel corso del periodo 1990-2003 a Milano e provincia sono stati compiuti 750 omicidi in totale, di questi la popolazione con più di 61 anni è rappresentata per il 8,5%.
Se si considerano gli omicidi compiuti  da familiari la percentuale aumenta sino al 23,4%.

Età

Omicidi totale

Omicidi In famiglia

61-70

4,3%

9,7%

71-80

3%

9,7%

>80

1,2%

4,0%

Totale

8,5%

23,4%

Dati dell’Istituto Medicina legale di Milano

Si può certamente dire che essere anziano è un fattore protettivo per essere ucciso da un estraneo, ma non è un fattore protettivo per essere ucciso da un famigliare.

Una ricerca a Milano sull’anziano vittima di reati e di maltrattamenti.
L’associazione Laboratorio Salute Sociale e la Provincia di Milano hanno promosso all’interno di un progetto europeo sulle vittime del crimine uno studio specifico sugli anziani.
Lo studio quantitativo si è proposto di analizzare il fenomeno della violenza subita da parte degli anziani intesa sia come reato da parte della criminalità che come maltrattamento. Popolazione campione sono stati gli anziani che nella Provincia di Milano fanno capo a dei centri anziani pubblici o privati.
Attraverso un questionario autocompilato dagli anziani, ed eventualmente con l'aiuto di operatori dei centri, si sono analizzate le caratteristiche della popolazione testata, i reati e le violenze subite, le modalità di fruizione e di conoscenza dei servizi di tutela dell’anziano e di supporto alle vittime di reato.
Il questionario è stato somministrato a 2000 anziani della provincia di Milano (a Milano città il rilevamento è ancora in corso).
E' stato elaborato a livello statistico per un’analisi della situazione dei reati rispetto alla popolazione anziana e anche per conoscere le reali denunce da parte degli anziani per i reati subiti.
Le informazioni raccolte nei questionari sono state registrate in un database in formato Microsoft Access per personal computer. La memorizzazione delle informazioni è avvenuta tramite maschere di inserimento dati sviluppate ad hoc per questo studio. In queste maschere sono stati previsti controlli di consistenza e coerenza dei dati, al fine di minimizzare il numero di errori di input e di eseguire un immediato controllo sulla validità dei dati stessi.
L’analisi statistica è stata effettuata utilizzando il pacchetto di software statistico SPSS 12 per Windows. Sono state prodotte tabelle descrittive per tutti i dati raccolti e sono state condotte procedure di analisi statistica per valutare eventuali differenze tra le variabili oggetto dello studio. Il test del chi-quadro (per le variabili di tipo categorico) ed il test t di Student (per le variabili di tipo continuo) sono stati utilizzati per quantificare il livello di significatività statistica.

Si è voluto studiare la situazione degli anziani, delle persone oltre i 65 anni, nei confronti del crimine, rispetto ai reati subiti, per avere una visione più concreta di quello che è questa realtà. Infatti questo fenomeno è scarsamente analizzato nelle varie città e il reperimento di dati certi è molto difficile. A Milano attualmente non esistono dati raccolti né da istituzioni né da altri ricercatori.
Sono stati presi in considerazione i frequentatori dei centri ricreativi della provincia e della città di Milano, una popolazione attiva e socializzata, che frequenta proprio questi servizi. Non una popolazione che rappresenta tutta la situazione degli anziani del milanese, ma una popolazione più dinamica ed inserita socialmente, che dovrebbe risultare meno "debole" di altre categorie di anziani.
L’obiettivo dell'indagine era quello di conoscere le caratteristiche degli anziani riferite alle situazioni di reato subite  e quindi individuare le caratteristiche eventualmente collegabili ad alcuni tipi di reato subito.
Sono stati raccolti 1.533 questionari  validi sugli oltre 2000 distribuiti, con una percentuale di maschi del 51,60%  e 48,40% femmine, che rispecchia la situazione della popolazione milanese.
Nella maggior parte si tratta di persone coniugate, soprattutto i maschi che vedono più del 70% di coniugate, mentre le donne coniugate sono il 40% e il 43% sono vedove. Pochi separati (3,4%), e poche le persone non sposate (4,8% maschi e 7,3% femmine).
L’età media è di 70,61 anni, le donne sono un po' più vecchie rispecchiando così la popolazione in generale.
La metà del campione ha più di due figli, il 50% sia dei maschi che delle femmine ha due figli, un figlio nel 20-25%, senza figli 10% per le donne e 8% per gli uomini. Anche qui si rispecchia la caratteristica della popolazione cittadina. Moltissimi hanno nipoti, sia maschi (76,3%) che femmine (78%) . Quasi l’80% delle donne ha dei nipoti.
Con chi vivono queste persone? In genere vivono col coniuge, (gli uomini soprattutto). Le donne vivono sole se il coniuge muore (più del 40% contro il 17,9% dei maschi). I maschi muoiono prima delle donne. Comunque c’è una grande presenza anche di donne che vivono col coniuge (40,3% ), qualcuna vive con i figli (10%).

Il questionario prevedeva una domanda anche su eventuali aiuti ricevuti. Le percentuali sono molto basse in quanto sono poche le persone aiutate, comprensibile in quanto si tratta di una popolazione attiva che socializza. Il 7% è aiutato dai figli, qualcuno è aiutato dal collaboratore, qualcuno da una badante (1,5%), qualcuno ha una persona cioè vive stabilmente con lui, soprattutto le donne (1,8%) e qualcuno ha dei parenti alle volte nipoti, alle volte fratelli ( 2,1%) e altri ( 2,6% ).
Di questa popolazione quanti hanno subito i reati? Hanno subito reati in media il 20% della popolazione, cioè 312 persone.
In alcune realtà, soprattutto di paesi intorno a Milano, queste percentuali sono molto più alte: Cormano, 45%, Casoretto 47%, Assago 38%, Bresso e Buccinasco sono sulla media del 38%.
Più ci allontaniamo da Milano più diminuisce la percentuale; i primi dati di Milano parlano di oltre il 30% di persone che hanno subito reato.
L’età media non è statisticamente significativa: chi ha subito reati ha una età media uguale a quella  della popolazione che non ha subito reati, quindi l’età non incide in questo caso sul reato subito.
I maschi hanno subito meno reati delle donne (46,2%) contro il (53,8%), in modo statisticamente significativo.
Le donne sono di più dei maschi e sono più a rischio di subire reato. Le persone vedove (soprattutto donne) e quelle che vivono sole, hanno subito più reati della restante popolazione. Tutti gli altri gruppi di popolazione hanno subito reato in modo simile, l’essere coniugato non incide sul fatto di subire o meno un reato.
La presenza dei figli non incide, mentre sembra incidere la presenza di nipoti, forse perché la rete famigliare e sociale è più allargata e ci sono forse presenze giovani che hanno magari anche più tempo di stare con i nonni.
Rispetto alla convivenza non esiste una differenza tra chi ha subito reato e chi non ha subito reato se vive col coniuge, o se vive con i figli.
Invece esiste differenza fra chi ha subito reati ed è aiutato da badanti o collaboratori o da parenti. Questo dato può essere interpretato, con una lettura a posteriori, come un risultato, non una precondizione: probabilmente i famigliari o la rete famigliare si sono mossi per aiutare la persona, dopo che era stata vittima di un crimine.
Per quanto riguarda il numero dei reati le vittime hanno subito un solo reato (60%). C’è qualcuno che ha avuto il ruolo di vittima due volte (18%) e alcuni (una minima parte il 2%) che hanno subito più di tre o quattro reati,. Il 60% ha subito un unico reato, il 20% però ne ha subiti più di uno.
La tipologia di reati delle 312 vittime è stata distinta in furti, in casa o fuori casa, scippo, truffa, o maltrattamento.

Tipologia del reato (per le 312 vittime di reato)

 

N

%

Ha subito furti fuori casa

102

32,7

Ha subito furti in abitazione

178

57,1

Ha subito scippi

65

20,8

Ha subito truffe

14

4,4

Ha subito maltrattamenti

10

3,2

Altro/Non specificato

24

7,7


*la % supera il 100% perché c’è chi ha subito più di un reato

La maggioranza sono furti in casa (57,1%), e fuori casa sono il 32,7%. Il furto in casa avviene con la persona presente nel 36% dei casi col rischio anche quindi di aggressione.
Gli scippi sono il 20,8%, le truffe rappresentano il 4,5% dei casi di reato. I maltrattamenti (la popolazione è una popolazione socializzata, attiva) sono abbastanza bassi, perché rappresentano il 3% dei casi.
Rispetto ai dati riferiti all’età l’unico caso in cui l’età incide sui furti è la truffa, le truffe infatti avvengono nei confronti di persone oltre i 75 anni (nel 4,5%dei casi), mentre la mediana dà una percentuale assolutamente sovrapponibile al campione, quindi non significativa.
Le truffe subite sono state 14, quindi 4,5% dei casi. Il 4,5%, ha subito violenze in casa durante il furto, cioè probabilmente ha colto il ladro mentre cercava di rubare ed è stato picchiato. Invece fuori casa la violenza è più alta, è l’11,8%.

Se vengono considerati i soggetti che hanno subito i reati suddivisi per maschi e femmine, si rileva che le donne hanno subito più furti fuori casa, la donna è molto più a rischio nello scippo e anche per le truffe, quasi il doppio rispetto all'uomo, mentre per i maltrattamenti è a rischio più l’uomo.
Hanno sporto denuncia solamente il 62,8% dei casi. Per che motivo hanno fatto denuncia? Il 41,4% per individuare l’autore, nel 22,2% per evitare che si ripeta, per non lasciar perdere, il 22,2% per avere un risarcimento, per senso del dovere il 31,3%, per rifare i documenti il 27,3%.
Quelli che non hanno fatto denuncia invece l’hanno fatto per la modestia del danno (13,8%), qualcuno ha pensato che non ne valeva la pena (19%), per sfiducia il 20%, perché non c’erano prove ( 17,2%).
I soggetti che hanno subito reati sono stati aiutati dai servizi nel 14,1% dei casi.
Togliendo però il 5,4% che ha subito violenze fisiche e che ovviamente si è dovuto rivolgere ai servizi sanitari, rimane solo un dieci per cento che ha pensato di chiedere aiuto. Più del 80% dei casi reputa sufficiente la risposta dei servizi.
A chi si è rivolto? In genere la maggioranza si è rivolta a parenti, 16% di questo 10%, qualcuno ai vicini che è una presenza significativa, agli amici per il 5%,
Sulla conoscenza dei numeri telefonici di soccorso chi è stato vittima di reati, soprattutto donne, conosce di più alcuni numeri, probabilmente perché ha dovuto usarli o comunque ha pensato di poterli usare.
Per quanto riguarda la conoscenza dei numeri di pronto intervento il 112 e il 113 sono conosciuti dal 78,4% dei casi a secondo delle realtà.
I vigili sono conosciuti da circa metà delle persone (48,7%), l’ospedale (51,3%), il Pronto Soccorso, il 118 il 60,4%. Questi dati non sono abbastanza incoraggianti perché si dovrebbe avere una conoscenza maggiore almeno rispetto ai servizi di salute, soprattutto sul Pronto Soccorso.

Conclusioni
La popolazione studiata è socialmente attiva quindi, non è significativa di tutta la popolazione anziana sopra i 65 anni.  L’età incide solo sulle truffe in modo statisticamente significativo.
I reati più comuni sono i furti in casa. Le donne subiscono più furti fuori casa e scippi.
Le truffe sono stati subite nello 0,21% dei casi considerati che facendo conto della popolazione rappresenta qualche centinaio, e anche qualche migliaio di persone, alcune migliaia di persone nel corso degli ultimi anni, per cui vuol dire che il dato di 500-700 truffe segnalato dalle autorità all’anno è credibile.

Chi vive aiutato è più a rischio ma probabilmente perché viene aiutato dopo aver subito reati. Chi vive solo non è più a rischio in generale, non è un dato significativo. Le donne sono più soggette a subire reato, il numero di reati non aumenta con l’età. Con l’età non aumentano gli scippi o i furti, aumentano solo le truffe.
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